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Essere etero è un’impurità? Secondo l’oncologo Umberto Veronesi, sì Stampa E-mail


Pontifex.Roma(in foto un Umberto Veronesi affaticato dal caldo e dall'età che incede) Hanno destato meno scalpore di quanto meritavano le dichiarazioni del professor Umberto Veronesi il 23 giugno, a margine di una conferenza, criticando anche legittimamente, la presa di posizione omofoba – anche se il termine omofobia è un concetto politico, non clinico, in quanto questa non è inclusa nel Dsm, solitamente utilizzato in un'accezione generica (riferita a comportamenti discriminatori), usato ormai a sproposito, come quando si grida “Al Lupo, Al Lupo, senza” l’effettiva necessità – poi smentita del sindaco di Sulmona (AQ), Fabio Federico Virginio Merola, dove anche l’incontro riparatore con la comunità gay non ha dato gli esisti sperati, in quanto talune sono assai ideologizzate e suscettibili. Il noto oncologo ha espresso due concetti nuovi ed estremamente opinabili: il primo che l’amore gay è il più puro. Il secondo che quello etero, avendo come fine ultimo ...

... la riproduzione è da considerarsi impuro…

Il che potrebbe indurre a pensare che tutta l’umanità, non solo quella che ha generato figli etero ma anche quella che ha generato figli omosessuali sia, utilizzando dei sinonimi, corrotta e degenerata, per usare quelli meno abietti.

Naturalmente le associazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali hanno dato ampio risalto alla notizia, lodando l’alto valore morale, con risposte da parte della cosiddetta società civile assai blande e per assurdo, in molti parteggiavano, anche se etero, per la purezza dell’”amore omosessuale”.  Un po’ come dire uno ti molla un ceffone morale da far girare la testa e ringrazi, chiedendone un secondo…

Partendo dal presupposto che potesse aver ragione, affermando addirittura che quanto espresso possa corrispondere al vero, mantenendo inalterato il rispetto per la figura professionale nei confronti dell’esimio, i cui risultati clinici sono inoppugnabili, sorgono alcuni quesiti, che se estrapolati dal contesto dandone una visione più ampia e articolata hanno un sapore amaramente kafkiano.

Una delle risposte per quanto possa essere assurda è che l’umanità dall’inizio della Creazione oltre al peccato originale, nutre in se anche l’impurità dell’essere etero, essendo colpevole d’aver fatto evolvere la specie umana, tramite la discendenza.

Si può affermare, senza timore d’essere presi per mendaci, che l’umanità da sempre ha commesso ogni genere di peccato e aberrazione: distruzioni, saccheggi, genocidi,violenze, stupri, omicidi, e tutti barbarismi creabili dalla degenerazione di menti umane malate, disturbate, avide di potere e di sangue hanno commesso ma non l’impurità che gli è stata scaricata addosso dal professore, ossia la colpa dell’essersi riprodotta tramite l’amore, facendo la silenziosa, ma viva storia del genere umano.

E non si tratta di omofobia, ma di semplice ragione.

Ragionando per paradossi: Dio, nel simbolismo della Genesi (2,18-24), avrebbe sbagliato, perché invece di creare Adamo ed Eva, secondo questo teorema avrebbe dovuto creare Adamo e Adamo da una costola del primo Adamo, attratti l’uno dall’altro, e creare Eva ed Eva da una costola della prima Eva, attratte l’una dall’altra, per avere questa purezza teorizzata dal barone della medicina. Chiaramente le cose sono andate in modo assai “diverso” in quanto anche la natura è sottoposta, per i credenti, alle leggi del Creato e non è idiota da auto estinguersi da sola.

Se la storia fosse andata con la purezza dell’amore gay non ci sarebbe stata un umanità e una discendenza. Oppure si può affermare che l’impurità dell’amore etero, finalizzato al bieco egocentrismo riproduttivo all’interno della coppia, visto il ragionamento antiscientifico e antigalileiano, è da considerarsi funzionale alla purezza dell’amore omosex, solo per generare soggetti dotati di amore puro, senza il secondo fine della discendenza?

In molti si potranno chiedere come il cattolico praticante come dovrebbe comportarsi innanzi a questo “anatema laico”? Ossia se recarsi dal sacerdote e confessare davanti a Dio il nuovo peccato di “impurità d’amore eterosessuale” sentendosi peccatore per aver generato tramite l’amore coniugale una nuova vita? Il dilemma etico e morale potrebbe essere struggente. E come si dovrebbe comportare un sacerdote innanzi a questo dolorosissimo mea culpa? Darà l’assoluzione, indirizzando il fedele a commettere reato d’apostasia, convertendosi alla purezza dell’amore omosex, per avere un“amore finalmente puro?”. E il penitente assolto lascerà il coniuge per darsi alle pratiche omosessuali, mondandosi dalla corruzione dell’amore eterosessuale?

Si può essere d’accordo oppure no con l’istituzione sacramentale del matrimonio, però non va dimenticato che questo “anatema laico” ha colpito anche tutte le coppie sposate civilmente, e i conviventi, rei d’aver finalizzato il loro rapporto con la gioia di riprodursi, termine etologicamente e antropologicamnete corretto, ma svuotante del suo significato più profondo per l’uomo.

La cosa che però balza all’attenzione è che il professore avendo generato con la moglie, sette figli,, anch’egli è portatore sano – come tutti gli etero con prole –  di questa impurità reiterata dettata dal fine riproduttivo.

Seguendo la ferrea logica razionale del professore, e dando anche per buono che quanto afferma possa corrispondere al vero, de facto potrebbe aver fissato un punto di riferimento o standard per quanto concerne il riconoscimento o l’istituzione del “matrimonio” civile per le persone dello stesso sesso, perché un amore puro, non viziato dall’impudicizia della riproduzione eterosessuale, non ha bisogno di contratti, né innanzi allo Stato né innanzi a un ministro di culto, in quanto il primo riconoscimento è quello che l’uno da all’altro, mentre il povero etero è “costretto” se lo desidera a ricorrere al matrimonio civile e religioso. Sono molte le coppie che all’arrivo del primo figlio, scelgono per la tutela spirituale e legale del medesimo, di sposarsi civilmente e religiosamente. Il tutto che sia per dell’impurità e per l’attaccamento alle barbare cose materiali? E se così fosse, perché la purezza dell’amore omosessuale vuole degradarsi con la materialità di un contratto civilistico che è sbiadita fotocopia del matrimonio eterosessuale, laico o credente che sia?

Un'altra nota positiva inerente all’esternazione di Veronesi è che se l’amore omosex è così bastante e colmo di tutto in se stesso l’uno per l’altro, non dovrebbero preoccuparsi d’avere figli, essendo costretti dalla natura stessa, non da qualche omofoba e discriminatoria legge umana, a ricorre al seme o all’ovulo di un donatore, il più delle volte anonimo, trasformandosi virtualmente solo per l’atto clinico riproduttivo in etero momentanei, e né accampare il diritto d’adozione di minori Per la  ma maggioranza di costoro la loro purezza è superiore a questi desideri “egoisticamente” impuri dell’amore etero.

Seguendo il ragionamento del professore, desiderare un figlio, anche se omosessuali,li porta l’omosessuale a ricercare l’approccio, tramite la scienza, della controparte “avversa”ossia etero, mancante dei due puri amanti, immettendoli all’interno dell’impudicizia dettata dalla riproduzione, non in unità e in comunione con il marito ola moglie, ma con un estraneo, visto che essendo vietato in Italia, sono costretti a ricorrere all’inseminazione artificiale se donne, oppure all’utero in affitto, pratica aberrante, se maschi. Davanti a queste scelte non si può che rimanere basiti, forse non tanto per omosessualità, in quanto la Chiesa non condanna l’omosessuale se vive in castità,ma ne condanna la pratica, e alla luce di questo “amore bastante tra i due” e delle parole di Veronesi, la ricerca della legalizzazione delle coppie omosex, delle adozioni, e della riproduzione, appare ancora più una  degradazione perché cercante la parità con  l’impurità dell’amore eterosessuale.

Va in ogni caso ribadito che il concetto di diritti civili appartenete ad un livello differente dal concetto spirituale cattolico, perché sono due piani diversi e indipendenti l’uno dall’altro.

Marco Bazzato



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