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Chi era Mario Mieli, considerato uno dei fondatori del movimento omosessuale in Italia Stampa E-mail


Pontifex.RomaInutile aggiungere altri elementi. Risulta essere pazzesco rinnegare 2000 anni di Fede, vita, passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, ad appannaggio di un personaggio sì controverso e demoniaco, non a caso morto suicida. ... Leggere per credere: Mario Mieli (Milano, 21 maggio 1952 – 12 marzo 1983) è stato uno scrittore italiano, è considerato uno dei fondatori del movimento omosessuale/transgender in Italia. Mario Mieli fu uno dei primi a contestare le categorie di genere vestendosi sempre al femminile; coprofago senza vergogna, utilizzò anche immagini e ruoli per portare avanti la propria battaglia dei diritti individuali inalienabili. Appare ritratto col nome di "Maria" nel romanzo Turbamento di Dario Bellezza. A lui è, anche, intitolato il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli sorto a Roma nel 1983, anno del suo suicidio. Mario Mieli nacque nel 1952 da una famiglia della borghesia industriale ...

... ebrea che lo ostacolò   nello svilupparsi della sua personalità fino a farlo internare in un ospedale psichiatrico. Si laureò in Filosofia Morale con una tesi che verrà pubblicata - dopo essere stata rimaneggiata - nel 1977 con il titolo di Elementi di critica omosessuale e che diventerà un fondamento delle teorie di genere in Italia e, in misura minore, all'estero.

Nei primi anni settanta si trasferì a Londra dove frequentò il movimento gay locale. Tornato in Italia fu nel 1971 tra i fondatori del F.U.O.R.I - il primo movimento di liberazione omosessuale italiano - da cui si distaccò molto criticamente quando, nel 1974, questo attuò, pariteticamente, una federazione con il Partito Radicale.

Nel frattempo si dedicava al teatro, destando scandalo nella mentalità dell'epoca con opere come lo spettacolo La Traviata Norma. Ovvero: Vaffanculo... ebbene sì!, 1976).

L'assunto di fondo del pensiero di Mario Mieli consiste nel ritenere che ogni persona è potenzialmente bisessuale se non fosse condizionata, fin dall'infanzia, da un certo tipo di società che (attraverso quella che Mieli chiamava "educastrazione"), costringe a considerare l'eterosessualità come "normalità" e tutto il resto come perversione.

Mieli fu tra i primi studiosi ed attivisti del Movimento di Liberazione Omosessuale Italiano, accanto a Ferruccio Castellano, Massimo Consoli, Elio Modugno, Angelo Pezzana e Nicolino Tosoni. Tutti partivano dalla certezza che la liberazione dall'ancestrale omofobia dovesse fondarsi sulla consapevolezza della propria identità, censurata fin dalla nascita dalla cultura dominante, da loro ritenuta antropologicamente sessuofoba e pervicacemente omofoba.

Da queste basi partivano per abbattere la discriminazione plurisecolare nei confronti di chi non si identificava nella sessualità assiomaticamente definita come naturale e normale.

Mieli abbracciò immediatamente il marxismo, cercando di rimodularlo sulle istanze della lotta di liberazione ed emancipazione omosessuale.

Negli Elementi di critica omosessuale, Mieli ha voluto rielaborare alcuni degli spunti teorici della teoria della sessualità di Freud, attraverso la lettura che ne aveva fatto Herbert Marcuse a cavallo tra anni cinquanta e sessanta, fondendo, in opere come Eros e civiltà (1955) e L'uomo a una dimensione (1964), marxismo e psicanalisi.[1] Fu proprio Freud, a sostenere che l'orientamento sessuale poteva prendere qualsiasi "direzione" riconducendo "eterosessualità" e "omosessualità" a semplici varianti della sessualità umana in senso lato. Una non escluderebbe l'altra, e anzi, in potenza, tutti saremmo pluri-sessuali, "polimorfi" o, più semplicemente, bi-sessuali.[1].

In base a questa riflessione, Mieli riteneva che si dovesse denunciare come assurda e inconsistente l'opposizione ideologica "eterosessuale" vs "omosessuale" essendo viziato il principio stesso di "mono-sessualità". A questa prospettiva unilaterale, che riteneva incapace di cogliere la natura ambivalente e dinamica della dimensione sessuale, Mieli ha preferito opporre un principio di eros libero, molteplice e polimorfo.[1].

Per Mieli è tragicamente ridicola «la stragrande maggioranza delle persone, nelle loro divise mostruose da maschio o da "donna" [...]. Se il travestito appare ridicolo a chi lo incontra, tristemente ridicolissima è per il travestito la nudità di chi gli rida in faccia».

Tim Dean, psicoanalista dell'Università di Buffalo, il quale ha redatto l'appendice dell'edizione Feltrinelli di Elementi di critica omosessuale, afferma: «Nel processo politico di ristrutturazione della società (...) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia» e «ridefinisce drasticamente il comunismo descrivendolo come riscoperta dei corpi (...) In questa comunicazione alla Bataille di forme materiali, la corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple con tutti gli esseri della terra, inclusi "i bambini e i nuovi arrivati di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose" annullando "democraticamente" ogni differenza non solo tra gli esseri umani ma anche tra le specie».

A questa rivoluzione sociale sono di ostacolo determinati elementi, ritenuti da Mieli come «pregiudizi di certa canaglia reazionaria» che, trasmessi con l'educazione, hanno la colpa di «trasformare troppo precocemente il bambino in adulto eterosessuale».

I bambini, secondo quello che sembra il pensiero di Mieli, possono però "liberarsi" e trovare la realizzazione della loro "perversità poliforme" grazie agli adulti consapevoli di quanto sopra asserito: «Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l'Edipo, o il futuro Edipo, bensì l'essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica»[1].

Anche e soprattutto in questo senso Mario Mieli invoca l'amore per i bambini. [tratto da wikipedia]
Note: [1] Mario Mieli. Elementi di critica omosessuale. Milano, Einaudi, 1977.

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