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28 GENNAIO SAN TOMMASO D'AQUINO Stampa E-mail


Pontifex.RomaRoccasecca, Frosinone 1225 - Fossanova, Latina 1274. Tommaso nasce nel 1225 a Roccasecca, nel basso Lazio, nel feudo dei conti d’Aquino. Il padre Landolfo, rimase vedovo con tre figli e convolò in seconde nozze con Teodora, napoletana di origine normanna, da cui ebbe 5 figli maschi e 4 femmine. Tommaso era l’ultimo dei maschi. Verso i 5 anni, Tommaso andò come oblato nell’abbazia di Montecassino. Nel 1239 l’abbazia fu occupata militarmente dall’imperatore Federico II e Tommaso fu riaccompagnato dai genitori, con il consiglio di farlo studiare all’università di Napoli, dove ha la possibilità di studiare anche gli scritti di Aristotele. Tommaso, intanto rimase affascinato dai frati predicatori del vicino convento di San Domenico, nel 1244 decise di entrare nell’ordine domenicano. La scelta fece infuriare la nobile famiglia di Tommaso, che fece di tutto per impedire al ragazzo di unirsi all’ordine, arrivando persino a sequestrarlo  ...

... per un anno, inducendolo anche al peccato con l’ausilio di una procace ragazza, ma Tommaso resiste stoicamente, facendo una bandiera della sua castità e convincendo la famiglia della sua scelta.

Tanto che una sorella prese i voti, diventando poi, badessa del monastero di S. Maria a Capua. Proseguì gli studi a Parigi e successivamente a Colonia, dove rimase a lungo con l’insegnante Sant’Alberto Magno. Vi rimase dal 1248 al 1252 e stupì tutti per la sua preparazione teologica. Rifiutò per altro il titolo di abate a Montecassino e nel 1252 fu ordinato sacerdote. Divenne docente all’università di Parigi, ma le lotte tra insegnanti secolari e religiosi gli impedirono di insediarsi realmente sulla sua cattedra fino al 1256.

Fu molto amato dagli studenti, che intuirono la grandezza del personaggio e su consiglio di San Raimondo di Penafort scrisse il trattato “Summa contra gentiles”, per aiutare i missionari che si recavano in luoghi con forte presenza di ebrei e musulmani. Nel 1259 tornò in Italia, ma continuò a girare e a predicare; prima ad Anagni e poi ad Orvieto, dove Papa Urbano IV lo scelse come collaboratore. Per la Santa Sede si occupò di numerosi compiti teologici, quali le traduzioni in latino dei padri greci, la composizione di inni e l’organizzazione della liturgia del Corpus Domini, alla luce del recente miracolo avvenuto a Bolsena, che fu la riprova della transustantaziazione. Nel 1265 fu trasferito a Roma, dove scrisse l’opera che lo rese celebre nei secoli, la “Summa Theologiae”; che servì come corso teologico per principianti. Lungo tutta la sua vita si dedicò sempre e solo della fede, dell’insegnamento e della scrittura teologica, fino a quando il 6 Dicembre 1273, durante una funzione gli accadde un fatto strano che gli cambiò per sempre la vita e lo indusse a smettere di scrivere e di insegnare. Nessuno seppe mai cosa successe realmente, ma un giorno al suo confessore, padre Reginaldo disse: “Reginaldo, non posso, perché tutto quello che ho scritto è come paglia per me, in confronto a ciò che ora mi è stato rivelato”, aggiungendo: “L’unica cosa che ora desidero, è che Dio dopo aver posto fine alla mia opera di scrittore, possa presto porre termine anche alla mia vita”.
 
Molti dicono che questa rivelazione fu preceduta da una serie di colloqui mistici col Signore. In quel tempo, chi gli stava vicino arrivò a pensare che avesse perso la ragione, ma il Santo era ormai preso con i suoi colloqui con il Salvatore. Papa Gregorio X lo invitò al Concilio di Lione, ma Tommaso si aggravò ulteriormente e al Concilio non ci arrivò mai. Chiese di tornare nell’abbazia di Fossanova per finire i suoi giorni, ospitato dai monaci cistercensi. La mattina del 7 Marzo 1274, a 49 anni, il teologo morì; scrisse 40 volumi teologici.

Nel 1567 San Tommaso fu proclamato dottore della Chiesa e il 4 Agosto del 1880 divenne patrono delle scuole e delle università cattoliche. La sua festa, per secoli fissata al 7 Marzo, giorno della sua nascita al cielo, fu spostata dopo il Concilio Vaticano II al 28 Gennaio, data in cui nel 1369 furono traslati i suoi resti e le reliquie furono distribuite in molti luoghi, quali il Duomo di Napoli e la Chiesa di Saint Sermain a Tolosa. Il più famoso inno di San Tommaso, arrivato anche ai giorni nostri e il Pange Lingua, che riportiamo nella versione originale in latino: “Pange lingua” di S. Tommaso d’Aquino Pange língua gloriósi Córporis mystérium, Sanguinísque pretiósi, Quem in mundi prétium fructus ventris generósi Rex effúdit géntium.

Nobis datus, nobis natus
ex intácta Vírgine,
et in mundo conversátus,
sparso verbi sémine,
sui moras incolátus
miro cláusit órdine.
In suprémae nocte cenae
recúmbens cum frátribus,
observáta lege plene
cibis in legálibus,
cibum turbae duodénae
se dat suis mánibus.
Verbum caro panem verum
verbo carnem éfficit:
fitque sanguis Christi merum.
Et si sensus déficit,
ad firmándum cor sincérum
sola fides súfficit.
Tantum ergo Sacraéntum
venerémur cérnui:
et antícuum documéntum
novo cedat rítui:
praestet fides suppleméntum
sénsuum deféctui.
Genitóri, Genitóque
laus et jubilátio,
salus, hónor, virtus quoque
sit et benedíctio:
procedénti ad utróque
cómpar sit laudátio.
Amen.

Emanule

[Fonte Santiebeati.it]



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